Giovanni Chiucchi – EDUCARE INSIEME VERSO UN NUOVO UMANESIMO

INTERVENTO DEL DIRETTORE NAZIONALE DI 3GENERAZIONI, GIOVANNI CHIUCCHI.

 

EDUCARE INSIEME VERSO UN NUOVO UMANESIMO

 

La crisi dominante che causa l’emergenza educativa non è dettata tanto dalla crisi economica, bensì dalla crisi dei valori e dal vuoto che si costruisce attorno alla persona che vive nella solitudine, priva della dimensione comunitaria.  Occorre per questo dare smalto  all’azione educativa che la scuola svolge regalando quell’entusiasmo  oramai perduto a causa delle difficoltà ed i tanti problemi che affiggono la scuola italiana. Il rilancio del tema dell’umanesimo, che come avvenne tra il XIV ed il XV secolo determinò una svolta epocale nel passaggio dalla cultura medievale allo studio dei classici che valorizzano i valori umani, riporta la scuola di oggi a prestare maggiore attenzione all’umano, alla persona nella sua integralità, ad un’azione educativa puntuale ed efficiente, capace di porre rimedio alle tante storture di una società liquida e frammentaria. La scuola con la “c” della cultura, che altrimenti resterebbe soltanto “suola”, ha necessità di operatori scolastici attenti e sensibili, capaci di comunicare attraverso la testimonianza ed i valori per i quali vale la pena di vivere e di scommettere. Le molteplici  “educazioni” sono infatti indirizzate a valori condivisi: cittadinanza, legalità, ambiente, pace, salute, pari opportunità, cultura di genere, integrazione e intercultura,  ma non possono restare staccate quali interventi episodici e frammentari, bensì entrare nel tessuto connettivo dei contenuti disciplinari e promuovere un vero apprendimento, capace di apportare una modifica nei comportamenti e quindi nel modo di pensare, di sentire e di agire. La cooperazione ed il dialogo educativo tra la famiglia e la scuola è quanto mai indispensabile per dare efficacia e sostegno di consolidamento all’azione educativa della  scuola.  Da questa interazione si sollecita una reale sinergia con le agenzie educative  che influiscono sull’educazione dei giovani, nativi digitali, aperti e pronti ai nuovi alfabeti della comunicazione telematica e informatica. L’azione educativa della scuola ha inoltre  una forte dimensione “comunitaria” e l’operare “insieme” e non solo “accanto” dei docenti fa la differenza e lo dimostrano i positivi frutti di una educazione efficace che lascia il segno e la memoria. La collegialità della scuola non può restare solo formale o burocratica, ma deve tendere a formare una vera “comunità educante” unita dai comuni ideali e convergente nell’azione per conseguirli. I problemi fondamentali che riguardano la condizione umana attuale e l’era dell’interdipendenza globale richiedono con urgenza una riforma che interessi contemporaneamente il nostro modo di conoscere, di pensare e di insegnare. È oggi indispensabile collocare qualsiasi riflessione o intervento sull’educazione e sulla formazione entro il quadro delle straordinarie trasformazioni che hanno cambiato radicalmente la vita dell’intero pianeta: accelerazione, globalizzazione e imprevedibilità, infatti, caratterizzano non solo la produzione, il mercato, la politica, i contesti sociali, ma anche i saperi e le conoscenze, nella loro totalità e nelle loro relazioni. Un paradosso contraddistingue le attuali istituzioni educative: esse continuano a essere organizzate secondo principi che separano i saperi e le modalità della loro trasmissione e che tendono a diffonderne un’idea statica. La tradizione di pensiero che ha ispirato la formazione, nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ha infatti da sempre perseguito il metodo che riduce il complesso al semplice, separa ciò che è legato: un pensiero che taglia, riduce e isola. Contemporaneamente oggi i saperi proliferano e si diversificano tra loro con ritmi sempre più accelerati, ma secondo modalità che mostrano e richiedono una sempre maggiore interdipendenza tra loro. I grandi oggetti della conoscenza e i grandi problemi del nostro tempo esigono sia la coordinazione di molti punti di vista disciplinari, sia il confronto tra molteplici punti di vista culturali. Per uscire da questo paradosso, che può anche tradursi in una perdita di creatività per i saperi stessi, rischiando di paralizzare e addirittura di rendere controproducente la funzione educativa della scuola, è necessario ripensare non solo i contenuti specifici dei curricula scolastici, ma soprattutto l’organizzazione (il paradigma) delle relazioni fra questi saperi. L’obiettivo è quello di favorire sia l’acquisizione di un metodo di apprendimento (apprendere ad apprendere) sia la capacità di formulare problemi sensati. Le finalità del progetto educativo della scuola riguardano pertanto l’insegnamento della condizione umana: l’insegnamento interdisciplinare e transdisciplinare di tutto ciò che oggi è necessario per vivere il continuo incontro con la diversità dei saperi e delle culture. In tale prospettiva si delinea il progetto di un nuovo umanesimo che, legando in modo fecondo la cultura umanistica e quella scientifica, sappia promuovere forme di cittadinanza planetaria, in grado di accompagnare e connettere le tradizionali cittadinanze locali, regionali, nazionali e soprattutto sappia integrare e valorizzare le diversità umane e culturali, individuali e collettive. Un proliferare di discorsi, di interessi, di preoccupazioni investe da sempre il mondo della scuola, ma il dibattito si concentra molto spesso su questioni di fatto inessenziali, proponendo indicazioni e cambiamenti che non incidono profondamente sulle modalità del fare scuola, sugli aspetti simbolici e materiali dell’azione educativa e didattica. È tempo invece di andare al cuore del problema della formazione e dell’educazione: si tratta di proporre una riforma epistemologica dei saperi. Una riforma delle conoscenze, del pensiero e dell’insegnamento che costituisca un vero mutamento di paradigma, che investa i contenuti dei saperi, la loro organizzazione e le loro relazioni.

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